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La
teoria del metodo di stampa a tampone ha in realtà fatto suoi molti
aspetti della serigrafia, della rotocalco, combinandoli peraltro in
modo del tutto nuovo. Inizialmente esistevano lastre di rame su cui
venivano incise immagini, con un metodo molto simile al processo della
fotoincisione. Da allora sono cambiati i modi ed i materiali, ma il
risultato finale è tuttora costituito da un cliché che contiene
un'immagine incisa. La superficie del cliché viene inchiostrata
e poi ripulita in modo simile a quello in cui, nel campo della serigrafia,
si inchiostra e poi si racla un telaio. Ma nella stampa a tampone ciò
non comporta l'immediato trasferimento dell'immagine. Essa prevede che
un tampone venga premuto prima contro il cliché, in modo che
l'immagine venga prelevata, e subito dopo trasferita sulla superficie
dell'oggetto. Il procedimento può apparire simile a quello della stampa
rotocalco, ma ne differisce in quanto nel nostro caso il tampone non
costituisce la fonte dell'immagine, bensì il mezzo di trasferimento
della stessa. Tutte le macchine per stampa a tampone si basano su due
sistemi operativi fondamentali, comunemente chiamati "aperto"
e "chiuso". I disegni seguenti
illustrano l'applicazione del sistema della stampa a tampone nei due
casi, ed il suo funzionamento.
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| L'immagine
che deve essere trasferita viene incisa su una lastra apposita, chiamata
cliché. Una volta installato il cliché nella macchina da stampa, la sua
superficie viene inchiostrata, poi raclata per far sì che l'inchiostro
rimanga solo nell'area dell'immagine da riprodurre. Con l'evaporazione
dei solventi dalla superficie inchiostrata, aumenta la capacità di adesione
dell'inchiostro stesso al tampone di silicone. Il tampone viene posizionato
direttamente sul cliché, premuto contro la sua superficie in modo che
l'inchiostro vi aderisca, dopodiché viene rimosso sollevandolo. Grazie
alle alterazioni fisiche subite durante l'inchiostrazione (e la raclatura)
l'inchiostro tende a lasciare la zona inchiostrata per trasferirsi sul
tampone. Una volta che il tampone è stato sollevato dal cliché, trascorre
un breve lasso di tempo prima che l'inchiostro che vi è depositato venga
trasferito sulla superficie finale. Durante questa fase esso subisce delle
alterazioni fisiche dovute al solvente che, evaporando dallo strato esterno,
ne aumenta la viscosità. Le alterazioni fisiche subite dallo strato di
inchiostro durante il passaggio di stampa fanno sì che esso tenda a lasciare
il tampone quando questo viene premuto sulla superficie per trasferirvi
l'immagine. Benché durante questa fase il tampone si comprima notevolmente,
la sua forma è concepita in modo da far sì che esso rotoli sulla superficie
finale invece di premervi contro piattamente. In effetti un tampone corretto
non deve formare un angolo di 0° a contatto con la superficie finale,
poiché provocherebbe una bolla d'aria tra il tampone e la superficie stessa,
ed il rischio che l'immagine venga riprodotta in maniera incompleta. Una
volta rimosso dalla superficie il tampone riprende la sua forma originale.
Purché tutte le variabili presenti nelle cinque fasi siano tenute sotto
controllo, esso dovrà essere pulito e pronto per il ciclo successivo.
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